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Diritto all'oblio: cos'è e come funziona in Italia

Aggiornato ad oggi · Lettura 5 minuti

Capita più spesso di quanto si pensi: una ricerca veloce del proprio nome su Google restituisce, tra i primi risultati, un articolo di anni fa, una notizia superata, un contenuto che non rappresenta più chi si è oggi. In questi casi entra in gioco uno strumento giuridico specifico, il diritto all'oblio, che permette — a determinate condizioni — di chiedere la rimozione di quei contenuti dai risultati di ricerca.

Cos'è, esattamente

Il diritto all'oblio è disciplinato dall'articolo 17 del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), che riconosce a ogni persona il diritto di ottenere la cancellazione dei propri dati personali quando questi non sono più necessari, sono stati trattati illecitamente, o quando l'interesse pubblico alla loro conoscenza è venuto meno con il passare del tempo. In pratica, un contenuto che poteva essere legittimamente pubblico anni fa può, oggi, non esserlo più.

Quando si applica

Non ogni contenuto negativo rientra nel diritto all'oblio. I criteri generalmente considerati includono:

Come funziona la procedura

Esistono due strade principali, spesso complementari:

Se queste vie non portano a un risultato, è possibile rivolgersi al Garante per la Protezione dei Dati Personali o, nei casi più complessi, procedere per via legale.

Quanto tempo richiede

Non esiste un tempo fisso: dipende dalla collaborazione dell'editore o della piattaforma coinvolta e dalla complessità del caso. Mediamente, un percorso di questo tipo richiede da alcune settimane a un paio di mesi.

Questo articolo ha finalità informativa generale e non costituisce consulenza legale. Ogni caso va valutato singolarmente.

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